lunedì 26 novembre 2012

Presentazione di Intemelion n. 18

Ventimiglia, chiesa di Sant'Agostino

Sabato 1 Dicembre 2012, alle ore 17:00, presso la Civica Biblioteca Aprosiana (Chiostro di Sant’Agostino, via Cavour 61 Ventimiglia), i proff. Valeria Polonio (Università di Genova) e Giuseppe Palmero (Direttore di "Intemelion"), presenteranno il Quaderno annuale di Studi Storici "INTEMELION" n. 18 (2012).
La Cittadinanza è cordialmente invitata
Al termine della presentazione vi sarà anche un piccolo rinfresco con un assaggio dei Tre dolci della tradizione ventimigliese.

Copertina di Intemelion n. 18 (2012)

Indice del volume che verrà presentato, maggiori dettagli sul sito di Intemelion

Studi

CARLO PAMPARARO, Archeologia urbana nell’area del “Cavo”: riletture e riflessioni sulle origini di Ventimiglia.

Ventimiglia - Scheletro della tomba numero 7

FAUSTO AMALBERTI, L’architettura e l’edilizia a Ventimiglia tra ’400 e ’500.

Disegno di Ventimiglia dell'anno 1532, sul quale si vede la fornace (fornaxa)
sulla spiaggia di San Nicola (oggi Marina San Giuseppe)

CHRISTIANE ELUÈRE, Canavesio e la Morte.

Parte dell’inferno nel Giudizio universale di N.-D.-des Fontaines (foto Alberto Cane)

GIULIA SAVIO, La Promenade du Midi a Mentone: guide anglosassoni, letteratura e materiali poco noti. Premesse per una ricerca.

Foto d’epoca: Promenade di Mentone

JEAN-LOUIS PANICACCI, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia.

WERNER FORNER, Layron, vay en mala hora. Le più antiche attestazioni del Pignasco.

Archivio della memoria

LUIGINO MACCARIO, Custüme ventemigliusu. Abbigliamento tipico, tradizionale della zona intemelia marittima.

LORENZO VIALE, Tre dolci della tradizione ventimigliese.

Cronache e strumenti

LUIGI IPERTI, Penna in valle Roia (XIII-XVII secolo). Gli antichi statuti, fonti per la storia di una comunità.

PHILIPPE PERGOLA, Comunicare la storia: dalla civitas romana alla città episcopale del medioevo alla luce dell’archeologia.

ALESSANDRO GARRISI, La chiesa e il monastero di San Calocero al Monte. Un antico spazio cristiano ad Albenga.

lunedì 19 novembre 2012

Tre filmati degli anni '80

Oggi voglio proporvi tre filmati degli anni '80, si tratta di video girati in super8 (quindi senza sonoro) che sono stati recuperati e trasferiti su DVD.
Purtroppo con le tecnologie che cambiano frequentemente il riversamento da un formato all'altro è fondamentale se non si vuol rischiare di perdere preziosi ricordi. Dagli anni '80 sono passati solo una trentina d'anni eppure in questo breve tempo, a livello amatoriale, siamo passati dai filmini in 8mm e super8 alle videocassette VHS poi le VHS-C, poi le cassettine Mini-DV, solo per citare i formati più comuni.
Per alcuni di questi formati riusciamo ancora a farci il riversamento a casa mentre per i formati più vecchi è difficile trovare il modo di collegare i lettori al PC ed in ogni caso se non abbiamo molte bobine o cassette conviene rivolgersi ad una ditta specializzata che usando strumenti professionali ci garantisce un miglior risultato (sempre tenendo conto della qualità dell'originale che non è neanche lontanamente paragonabile a quella delle telecamere attuali).
Ecco quindi i tre filmati. Nel primo vedremo la vendemmia del 1979, che in fondo non è molto diversa da quella di oggi (almeno per i piccoli e piccolissimi produttori). Si usavano già i contenitori di plastica, invece delle vecchie curnüde in doghe di legno, c'erano già le strade interpoderali e dove di poteva il trasporto veniva fatto con auto, furgoni e trattori anziché con i muli che c'erano ancora (pochi) ma erano usati solo per i posti dove non era arrivata la strada.


Nel secondo filmato, girato negli anni 1979-1980 vedremo alcuni lavori nella vigna, iniziando dalla cava dove si spaccano i grossi massi per produrre le pietre per fare i muretti a secco, al traporto fin dove si costruiscono i muri e la costruzione dei muri. Vedremo poi il dissodamento della vigna usando il tipico tridente (magayu) e, nelle fasce un pochino più larghe, il bue con l'aratro e la motozappa. Vedremo poi la potatura delle viti e il taglio dell'erba con uno dei primi decespugliatori a filo (comunemente chiamato falcetto).


Per finire un filmato sulla nevicata del 5 gennaio 1985. In quei giorni un'ondata di aria fredda proveniente dall'artico colpisce l'Italia e a contatto con l'aria più calda del Mediterraneo provoca copiose nevicate in tutta l'Italia, cui fa seguito un'eccezionale ondata di freddo. A Soldano si raggiungono temperature tra i -4° ed i -6° che provocano ingenti danni alla floricoltura, infatti oltre alla perdita del raccolto il gelo fa seccare molte piante di rosa, mimosa e ginestra.


martedì 13 novembre 2012

Autunno: zucche in mostra

L'autunno, tra le altre cose, è la stagione delle zucche. Esistono moltissime varietà di zucche anche se dalle nostre parti si usano prevalentemente le zucche trombetta, cioè zucche lunghe (anche metri). La forma della zucca dipende dal posto dove cresce la pianta, se questa si arrampica su un pergolato e le zucche pendono restano pressoché diritte, se invece la pianta si distende a terra le zucche tendono ad arrotolarsi. una volta che la zucca è matura si raccoglie e si conserva in cantina tutto l'inverno.
Da qualche anno in varie località è invalso l'uso di mettere in mostra queste cucurbitacee. Oggi vi parlerò di due mostre che conosco bene perché sono entrambe vicine ai miei posti.
Una è quella che si svolge da ormai 26 anni a Genova-Murta, a pochi chilometri dalla mia casa genovese, in occasione della festa di San Martino, dura due settimane (quest'anno dal 10 al 18 novembre). Si tratta di una mostra a tema che cambia ogni anno, Tema di questa edizione è: Murta: andar per Zucche lungo strade, crêuze e sentieri.
Ecco alcune foto della mostra di Murta:







L'altra mostra è quella che si svolge nella prima metà di ottobre a Vallecrosia Alta (quest'anno era il 14 ottobre), che coinvolge anche i bambini delle scuole della vallata che per l'occasione preparano delle opere sul che hanno per tema la zucca. 
Ecco alcune foto della mostra di Vallecrosia Alta:






Vallecrosia - Opere sulla zucca preparate dagli alunni di Soldano

Vallecrosia - Opere sulla zucca preparate dagli alunni di Soldano

Per concludere il post vi lascio la ricetta della gustosa torta di zucca che si prepara a Soldano - tratta dalla sezione Tradizioni del sito Soudan (Soldano) - e che potrete scaricare da QUI
 

martedì 30 ottobre 2012

Proverbi d'autunno

Siamo alla fine di ottobre e arrivano le prime correnti fredde a farci rabbrividire, anche se oggi siamo molto fortunati in quanto quasi tutti abbiamo modo di scaldare (magari a caro prezzo, ma agevolmente) le nostre case, ma non è stato sempre così, anzi...
Fino a pochi decenni fa, soprattutto nei paesi, le case non avevano riscaldamento e gli unici mezzi per scaldarsi erano il camino (o addirittura il fuoco per terra all'interno della cucina) o la stufa a legna (entrambi servivano anche per cucinare). In questo modo si scaldava solo la cucina, mentre le altre stanze rimanevano fredde.
Ecco cosa dicevano i nostri vecchi, che spesso si esprimevano per proverbi, del tempo autunnale.

Soldano - Paesaggio autunnale

Si cominciava il primo novembre con:
Ai Santi u pasa in sci canti, e a çenà u l'intra in cà
Il soggetto (sottinteso) è il freddo che ai Santi (1 novembre) comuncia a farsi sentire nei punti esposti alle correnti d'aria (i canti), mentre a gennaio penetra all'interno delle case.

Si continuava poi con due proverbi dedicati alla cantina:
A San Martin u muštu u se fà vin
A San Martino (11 novembre) in mosto diventa vino
e
A San Martin se tapa u vin
A San Martino si tappa il vino.
Nel senso che l'11 novembre (giorno di San Martino) si possono chiudere i recipienti che contengono il vino  nuovo (botti e damigiane che fino ad allora erano state lasciate senza tappo, con l'apertura chiusa solo con un pezzo di carta) poiché la fermentazione è terminata e non sviluppa più gas.

Verso la fine di novembre il freddo diventa più intenso e cominciano le prime brinate mattutine:
A Santa Catarina l'aigàya a se fa brina
A Santa Caterina (25 novembre) la rugiada diventa brina.

Chiudiamo con un proverbio che è un po' previsione e un po' supersizione:
U tempu che fa a Santa Bibiana u fa pe carànta dì e ina setemana
Il tempo che fa a S. Bibiana (2 dicembre) fa per 40 giorni e una settimana.

Proverbi tratti dalla sezione Tradizioni del sito Soudan (Soldano)

Nei prossimi mesi continueremo con i proverbi invernali.

lunedì 22 ottobre 2012

L'Osteria

«L'osteria era, fino alla metà del 1900, un tipico luogo di ritrovo serale popolare delle persone di sesso maschile; luogo di incontro e di socializzazione ha costituito per lungo tempo, uno dei pochi momenti di incontro e di scambio d'idee, in aggiunta alla Chiesa e alla piazza. Dal dopo guerra ad oggi la frequentazione di questi locali è venuta sempre meno, negli ultimi anni però si è visto un rifiorire di questi locali che stanno recuperando la loro funzione di luogo di incontro per ambo i sessi. Le osterie sorsero, come punti di ristoro, nei luoghi di passaggio o in quelli di commercio che nella fattispecie sono strade, incroci, piazze e mercati. Ben presto divennero anche luoghi d'incontro e di ritrovo, di relazioni sociali. Gli edifici, spesso poveri e dimessi, assumevano importanza in base al luogo dove sorgevano e alla vita che vi si alimentava. Il vino era l'elemento immancabile ...» da Wikipedia
A Soldano nel corso degli anni ci sono state molte osterie, bar, ristoranti ecc. ma una sola resiste da oltre cento anni. Parliamo dell'osteria che si trova sulla strada provinciale Vallecrosia-Perinaldo, sulla strada appunto, perché le osterie (come potete leggere nella definizione di Wikipedia) si trovavano nei punti di passaggio (un'altra osteria storica è quella che si trova presso il ponte di Vallecrosia Alta).
L'osteria di cui parliamo ai primi del '900 era di Fabrizio Biancheri (Frabì). Nella foto qui sotto vediamo Frabì appoggiato allo stipite della porta (con la catenella dell'orologio sul gilet); nella foto si vedono due donne sedute con un bambino in braccio, quella più a sinistra è sua moglie Rosa Maccario (Rusì) con la piccola Camilla (Camilina) in braccio, dietro il gruppo si vede l'omnibus.

Osteria di Soldano 1906 (circa)

Negli anni '50 Frabì viene affiancato dal figlio Pietro (Piè de Rusì) che poi continua nella gestione dell'osteria. Come si vede dall'insegna dipinta dal pittore Galli (da una cartolina del 1958 circa) il punto forte dell'osteria era il vino. Nella foto si vedono anche la parte terminale del rio Fullavin e i campi da bocce annessi all'osteria.


1957 - Si gioca a bocce nei campi dell'Osteria di Piè de Rusì

Nel corso degli anni l'osteria cambia più volte gestione da Irene e Egidio al genero Giuseppe (sempre puntando sul buon vino) fino ad Ernesto, ma rimane sempre un punto di ritrovo e di socializzazione dove, oltre a mangiare e bere, si può passare un po' di tempo giocando a carte (soprattutto a Belota) e raccontare anedotti dei bei tempi passati. Non solo ma (per ricollegarci al post precedente) nel 1975, proprio nell'osteria di Soldano (allora bar Irene), nasce la Società Ciclistica Rossese come si può leggere sui giornali dell'epoca

1971 - Il vecchio bancone dipinto dell'Osteria di Piè de Rusì,
riutilizzato dalla Pro Loco di Soldano

Osteria di Soldano, anni '80

Osteria di Soldano, interno con Giuseppe Valfiorito al bancone

L'Osteria di Soldano in una foto attuale

domenica 14 ottobre 2012

Bici da corsa

Dopo tre post dell'amico Alberto sulla sua bici da donna ho pensato di fare un post sulla mia bici da corsa.
È una bicicletta Olmo comprata nel lontano 1975 direttamente in fabbica a Celle Ligure dove è stata assemblata su misura per me. Ora se ne sta lì appesa nel box (soprattutto in questa stagione) ma insieme abbiamo fatto molta strada.


Nel 1975 grazie all'impegno ed allo stimolo di Giuliano Taggiasco venne fondata la Societa Ciclictica Rossese - Soldano, che diede vita a raduni e gare ciclistiche. La prima gara fu organizzata il 7 settembre 1975 sul percorso Soldano-Pigna e ritorno, quando avevamo ancora le maglie tutte diverse (più che una squadra sembravamo un'armata Brancaleone) e molti una bicicletta recuperata in soffitta.

Soldano, 7 settembre 1975 - Partenza della Soldano-Pigna e ritorno

Poi furono fatte le maglie e la divisa "ufficiale" e molti comprarono la bicicletta nuova.


Con nutrito gruppo andammo addiritura alla fabbrica di biciclette "Olmo" a Celle Ligure per farci fare una bicicletta personalizzata "su misura". Ricordo ancora il viaggio in treno fino a Celle da dove, dopo aver ritirato la bicicletta nuova, andammo in bici fino a Savona, poi in treno fino a Ventimiglia e infine ancora in bici da Ventimiglia a Soldano!


Strada Soldano-Perinaldo al bivio per Apricale

Su e giù per le strade e le colline della Liguria, su circuiti come Soldano - Perinaldo - San Romolo - Baiardo - Apricale - Isolabona - Dolceacqua - Camporosso - Vallecrosia - Soldano

Sulla Turbie

Oppure verso la Francia fino a Nizza passando per la Turbie

A Mentone

E poi a Genova, lungo la costa e su e giù dai passi dei Giovi e della Bocchetta verso il Piemonte, quanta strada insieme. Ora dopo un po' di riposo spero di lasciarla sempre meno appesa nel box e continuare a pedalare, soprattutto d'ora in avanti che mio figlio sta crescendo e può uscire in bici con me.

lunedì 8 ottobre 2012

Come eravamo - Nomi e soprannomi

A Soldano, come in tutti i paesi del circondario, fino al secolo scorso le omonimie erano molto frequenti, ciò era dovuto al fatto che ai figli venivano dati sempre gli stessi nomi che si ripetevano di generazione in generazione (era consuedutine dare ai figli i nomi dei nonni) e anche i cognomi più diffusi erano non più di cinque o sei. Il paese era come una grande famiglia dove le persone venivano indicate solo col nome proprio (comunque molti avevano nome e cognome uguale), così per distinguere in modo inequivocabile una persona da un'altra quasi tutti avevano un soprannome.
Il soprannome poteva essere semplicemente il nome della persona seguito dal nome di uno dei due genitori, così ad esempio abbiamo Bernà de Batì (Bernardo di Battista), Piè de Madalé (Pietro di Maddalena), Duà de Giasì (Edoardo di Giacinto), Genia d'Arturu (Eugenia di Arturo) ecc.. Ma non sempre il soprannome era quello del padre, a volte il soprannome si tramandava a figli, nipoti e pronipoti, cosi ad esempio mio nonno veniva detto Luì de Feripu (Luigi di Filippo) anche se suo padre non si chiamava Filippo ma Giacomo che a sua volta era detto Giacò de Feripu (Giacomo di Filippo) anche se suo padre non si chiamava Filippo e per trovare il capostipite Filippo bisogna risalire ancora nell'albero genealogico.
A volte i soprannomi erano dovuti alle caratteristiche della persona così ad esempio Luigì a Russa (Luigina la Rossa, per via dei capelli rossi), U Rissau / U Rissu (Il Riccio, per via dei capelli ricci),  u Mancinè (il mancino) ecc., al lavoro o alla mansione svolta qualche volta come Vitò u cantunè (Vittorio il cantoniere), u Campanà (Il campanaro), u Magiù (il maggiore), u Fante (il fante), l'Arpin (l'alpino), o del paese di provenienza come Luì de Vrigà (Luigi di Apricale, perché originario di Apricale) ecc.
Ci sono poi soprannomi vari come Aschieri, Canarò, Ciumelin, u Ciun (Ciun è un tipo di chiocciola, Helix aperta born), Dignà, U Dragu (il drago), Fasola, Giogiè (soprannome derivato da Giousè (Giuseppe), che il bambino pronunciava Giogiè da piccolo), Saganeti (nome italianizzato di una località del nord africa dove aveva combattuto da militare), u Spiciu, Tumeta ecc.

Scolaresca di Soldano (1918-1919 circa) con nomi e soprannomi da www.soudan.it

I soprannomi esistevano gia molti secoli fa, eccone alcuni tratti da documenti d'archivio:
1484 - Giovanni Gibelli di Camporosso detto Bosso 
1489 - Giacomo Gibelli di Camporosso detto Barocco 
1493 - Antonio Curto di San Biagio detto Giapon 
1494 - Giacomo Pallanca di Vallebona detto Mera 
1495 - Giovanni Gandolfo di Bordighera detto Limon 
1498 - Giacomo Aprosio di Venimiglia detto Dagnan 
1500 - Bartolomeo Curto di San Biagio detto Pecollo 
1504 - Nicola Lucca di Ventimiglia detto Scalamussa 
1505 - Giovanni Maccario di Ventimiglia detto Pescee 
1508 - Antonio Gandulfo di Camporosso detto Bodian