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sabato 18 maggio 2013

Proverbi di primavera

L'idea di questo post mi è venuta leggendo alcuni commenti a uno dei precedenti post sui proverbi dedicati alle stagioni.
L'anomimo commentatore scriveva:
 "Ma siamo sicuri che sia vero??? Io sono molto perplesso sulla verità di questi proverbi..."
Intanto diciamo che i proverbi si sono formati e stratificati nel corso dei secoli, anni in cui si sono susseguite stagioni calde o fredde, umide o siccitose e non dobbiamo quindi stupirci di un proverbio che dice:

Nu gh'è ni magiu è ni magiun che te fase cavà u cutiyún
o la sua variante:
Né magiu né magiun nu state a levà u pelisún
Non c'è maggio, ne fine maggio che faccia togliere i vestiti pesanti

coniato, probabilmente, in una primavera come quella di quest'anno nella quale, nonostante siamo a maggio inoltrato, fà ancora relativamente freddo e piove frequentemente e che sembra in netto contrasto con altri due che ci dicono come invece a marzo e aprile faccia già abbastanza caldo:

A marsu chi nu ha de s-carpe va des-causu, ma chi l'ha nu e lasce in cà
A marzo chi non ha le scarpe può andare scalzo, ma chi le ha non le lasci in casa
e
D'avrì a rouba a s'alansa lì
Ad aprile i vestiti si buttano lì [perché ormai iniziano le belle giornate]

che si presume siano stati eneunciati nel corso di primavere più miti.

Veduta di Soldano in primavera

Alcuni proverbi fanno pensare che, a differenza di quest'anno, in primavera le piogge non fossero abbondanti infatti si diceva:

Se nu ciöve u mese d'avrì loch'è nau u turna a murì
Se non piove il mese di aprile cosa è nato torna a morire
e
Va ciü in'aiga de magiu che u domu de Milan
Vale più un'acqua (una bella pioggia) nel mese di maggio che il duomo di Milano.

Ma se l'acqua (nella giusta quantità) era una benedizione per le coltivazioni, troppa acqua rischiava di compromettere i raccolti, infatti un proverbio dice chiaramente:

Anà d'èrba, anà de mèrda
Annata d'erba, annata cattiva
[perché se c'è molta erba vuol dire è piovuto molto e i raccolti si sono rovinati]

Comunque anche se a maggio non fa proprio caldo possiamo consolarci pensando che nell'ormai prossimo giugno (almeno stando ai proverbi) finalmente le temperature saliranno:

Magiu u l'à acatau a pelicia a sa muyè, e giügnu u se ghe l'à vendüa
Maggio ha comprato la pelliccia a sua moglie, e giugno se l'è venduta
[a giugno infatti fa caldo e non serve più]

In conclusione proverbi si rivelano in maggiore o minor misura di una certa esattezza, anche se non possiamo pretendere che tutti quelli riferiti a una stagione si addicano alla stessa stagione tutti gli anni.

Proverbi tratti dalla sezione Tradizioni del sito Soudan (Soldano)

venerdì 21 dicembre 2012

Proverbi d'inverno

Il 21 dicembre 2012, oltre a finire il mondo (ma se mi state leggendo vuol dire che non è finito), come tutti gli anni inizia l'inverno.
Oggi vi propongo alcuni proverbi tipici dell'inverno. Nei tempi passati questi proverbi costituivano un vero e proprio patrimonio culturale, molto utile alle attività agricole. L'agricoltore attraverso alcuni proverbi semplici e mnemonici ricordava, per esempio, i giorni più opportuni alle semine, o faceva previsioni atmosferiche.

Soldano - 28 dicembre 2005

Iniziamo con Natale
Natale au sù, Pašca au fögu
Natale al sole, Pasqua accanto al focolare
varianti:
Natale au fögu, Pašca au sù
Natale accanto al focolare, Pasqua al sole
Natale au barcùn, Pašca au tisùn
Natale alla finestra e Pasqua davanti a un tizzone [focolare]
morale: Se a Natale il tempo è bello, a Pasqua sarà brutto  e viceversa

Per proseguire con l'Epifania
A l'Epifania se seména a pumata tempurìa
All'Epifania si seminano i pomodori precoci

Ma i mesi più freddi sono tradizionalmente gennaio e febbraio
Sant'Antoniu gran frèidüra, San Lurènsu gran caudüra, l'ün è l'autru poncu düra
A Sant'Antonio (17 gennaio) grande freddo, a San Lorenzo (10 agosto) grande caldo, ma entrambi durano poco.

I giorni cominciano ad allungarsi e, come dicevano i nostri vecchi, quando crescono i giorni cresce anche il freddo, dopo il terribile febbraio si arriva così a marzo, quando l'inverno finalmente finisce, ma a volte anche questo mese ci riserva brutte sorprese.

A San Baštiàn in'ura è in pasu de can
A San Sebastiano (20 gennaio) le giornate si sono allungate di un'ora e qualche minuto
A San Baštiàn tüte e gayine i fan
A San Sebastiano (20 gennaio) tutte le galline fanno [iniziano a fare le uova]
Frevaretu u cürtu u l'è pègiu d'in türcu
Febbraietto il corto è peggio di un turco
[il freddo di febbraio era più temuto delle invasioni dei Turchi]
Chi vö in bon aià è in bon favà u seméne de Frevà
Chi vuole una buona raccolta di aglio e di fave, semini in febbraio

Soldano - Il grande gelo del 1956

A Candelora de l'invèrnu semu fora, ma se ciöve o tira vèntu dell'invernu semu drèntu
Alla Candelora (2 febbraio) dall'inverno siamo fuori [l'inverno è finito], ma se piove o fa vento dall'inverno siamo dentro (l'inverno continua)
Nu te ralegrà du bon tèmpu de frevà, che vegnirà marsu ch'u ta farà amaregà
Non ti rallegrare del bel tempo di febbraio, che verrà marzo che la farà pagare
De sèntu marsi nu ghe n'è ün bon
Di cento marzi non ce n'è uno buono

Proverbi tratti dalla sezione Tradizioni del sito Soudan (Soldano)

Nei prossimi mesi continueremo con i proverbi primaverili.

martedì 30 ottobre 2012

Proverbi d'autunno

Siamo alla fine di ottobre e arrivano le prime correnti fredde a farci rabbrividire, anche se oggi siamo molto fortunati in quanto quasi tutti abbiamo modo di scaldare (magari a caro prezzo, ma agevolmente) le nostre case, ma non è stato sempre così, anzi...
Fino a pochi decenni fa, soprattutto nei paesi, le case non avevano riscaldamento e gli unici mezzi per scaldarsi erano il camino (o addirittura il fuoco per terra all'interno della cucina) o la stufa a legna (entrambi servivano anche per cucinare). In questo modo si scaldava solo la cucina, mentre le altre stanze rimanevano fredde.
Ecco cosa dicevano i nostri vecchi, che spesso si esprimevano per proverbi, del tempo autunnale.

Soldano - Paesaggio autunnale

Si cominciava il primo novembre con:
Ai Santi u pasa in sci canti, e a çenà u l'intra in cà
Il soggetto (sottinteso) è il freddo che ai Santi (1 novembre) comuncia a farsi sentire nei punti esposti alle correnti d'aria (i canti), mentre a gennaio penetra all'interno delle case.

Si continuava poi con due proverbi dedicati alla cantina:
A San Martin u muštu u se fà vin
A San Martino (11 novembre) in mosto diventa vino
e
A San Martin se tapa u vin
A San Martino si tappa il vino.
Nel senso che l'11 novembre (giorno di San Martino) si possono chiudere i recipienti che contengono il vino  nuovo (botti e damigiane che fino ad allora erano state lasciate senza tappo, con l'apertura chiusa solo con un pezzo di carta) poiché la fermentazione è terminata e non sviluppa più gas.

Verso la fine di novembre il freddo diventa più intenso e cominciano le prime brinate mattutine:
A Santa Catarina l'aigàya a se fa brina
A Santa Caterina (25 novembre) la rugiada diventa brina.

Chiudiamo con un proverbio che è un po' previsione e un po' supersizione:
U tempu che fa a Santa Bibiana u fa pe carànta dì e ina setemana
Il tempo che fa a S. Bibiana (2 dicembre) fa per 40 giorni e una settimana.

Proverbi tratti dalla sezione Tradizioni del sito Soudan (Soldano)

Nei prossimi mesi continueremo con i proverbi invernali.

martedì 3 aprile 2012

Proverbi e modi di dire - Pasqua

Oggi pubblichiamo il primo di una serie di post dedicati ai Proverbi e modi dire di Soldano. Saranno post "tematici" legati a particolari argomenti (ad esempio agricoltura, metereologia, supestizioni ecc.) o periodi dell'anno (ricorrenze, festività ecc.). Dato che questa è la Settimana Santa non potevamo che iniziare con quelli dedicati alla Pasqua.

Candu Pasca e San Marcu i fan mesciüra, tütu u mundu trebüla
Quando Pasqua e San Marco (25 aprile) si mischiano, tutto il mondo soffre

Era diceria che fosse un anno triste quello in cui le due festività coincidevano

Natale au sù, Pasca au fögu oppure Natale au fögu, Pasca au sù
Natale al sole, Pasqua accanto al focolare [e viceversa]

Natale au barcùn, Pasca au tisùn
Natale alla finestra e Pasqua davanti a un tizzone [focolare]

Come a dire: Se a Natale il tempo è bello, a Pasqua sarà brutto e viceversa.

Nelle settimane che precedono la Pasqua nei prati e nelle campagne fioriscono le becìciure (Muscari racemosum)


E noi bambini facevano un indovinello: prendevamo in mano una becìciura e strofinandola fra le dita, schiacciandola delicatamente, le chiedevamo:

- beciciura candu l’è Pasca?
  beciciura quando è Pasqua?

e lei rispondeva, o almeno, dallo sfrigolio che facevano i fiori strofinati dalle dita, sembrava rispondesse:

- u Venerdì Santu tu saveròn dì oppure u l’indeman du Sabu Santu
  il Venerdì Santo te lo saprò dire  oppure  il giorno dopo il Sabato Santo

La risposta era volutamente "indefinita" in quanto il giorno della Pasqua, a differenza di altre festività, varia di anno in anno. Naturalmente le beciciure non dicevano niente ma, la nostra fanstasia di bambini, trasformava quello sfrigolio in parole che sembravano dirci quando sarebbe arrivata Pasqua.